Uno spazio per dar vita alla parola scritta, per dar voce alla comunità che nasce e cresce attorno alla biblioteca, per informare ed aggiornare sulle attività che presso la biblioteca si svolgono, per raccogliere idee, suggerimenti .... pensieri e parole!
In biblioteca si
può leggere anche per imparare a scrivere.
Ecco di seguito un prontuario per scrittori in erba stilato, in uno sfogo quasi di rabbia, da un editor di una casa
editrice. Se avete intenzione di scrivere non lasciatevi demoralizzare, provate e riprovate.
Questi consigli potranno esservi utili.
Sì, nel senso dell’affermazione, si scrive con l’accento sulla i.
Po’, ovviamente, si scrive con l’apostrofo.
È, maiuscolo, si scrive con l’accento sulla e, non con l’apostrofo.
Il grassetto, nel corpo del testo, equivale a un insulto alla mamma del redattore.
Il tutto maiuscolo, nel corpo del testo, equivale a un insulto al papà del redattore.
Credetemi, niente di quello che scrivete è così importante da meritarsi un grassetto più un tutto maiuscolo, neanche
nostro signore GESÚ CRISTO.
È un pugno in un occhio, indifferentemente alla mamma come al papà del redattore.
Le virgolette e i corsivi di enfasi vanno usati con criterio e comunque “mai” insieme. Non c’è nessun motivo per
scrivere cose come: “lui”
entrò nella “stanza”.
A meno che “lui”
non sia un transessuale operato di fresco e la stanza non sia un’astronave. Nel qual caso scrivete: il transessuale operato di fresco entrò nell’astronave.
Il punto esclamativo è sempre uno e mai trino, a meno che non stiate facendo il lettering per Topolino.
Lo stesso vale per i punti interrogativi.
Può essere al limite tollerabile, se usato con parsimonia, il punto interrogativo + punto esclamativo (?!) ma ogni
altra combinazione è tassativamente vietata.
No assoluto quindi a dodici punti interrogativi intervallati a gruppi di tre con un punto esclamativo
(???!???!???!???!???!) per esprimere sorpresa mista a sgomento con una punta di perplessità e risentimento. Le espressioni e intonazioni vanno desunte dal contesto non dai vostri graffiti sul
libro.
Provate inoltre a sfogliare un qualsiasi volume di un premio nobel per la letteratura. Vedete tutti questi punti
esclamativi? Sarà un caso?
I puntini di sospensione sono sempre in numero di tre. Non è assolutamente necessario che ogni pausa del discorso sia
segnalata da puntini di sospensione. Esempio: “Mah… non so… tu che dici?… potremmo provare?”. Se siete indecisi su cosa far dire ai vostri personaggi fateli tacere.
Tra il soggetto e il verbo non ci va la virgola, non importa se mentre leggete fate una pausa. Lui, entrò nella
stanza. Cosa vuol dire?
Se non sapete l’inglese non mettete parole in inglese.
In generale, non mettere parole in inglese, a meno che non siano ampiamente entrate nell’uso come “shampoo” in luogo
di “sapone per i capelli”.
È difficile che un personaggio che abiti a Castellammare di Stabia si possa chiamare Tom Chasey.
Anche se non lo direste mai non tutte le parole che suonano in modo bizzarro sono credibili come nomi e cognomi
anglosassoni.
Se non sapete niente di nuove tecnologie, anche se una volta avete navigato in internet, non lanciatevi in un
cyber-thriller centrato su uno scambio di identità virtuale.
Lasciate perdere i templari, il giochino non funziona sempre.
Nella fantascienza, che comunque come vi ho già detto dovete evitare, il sesso tra abitanti di galassie diverse è
inopportuno.
Se 5000 case editrici hanno rifiutato il vostro manoscritto forse, ma forse, il vostro manoscritto non vale
nulla.
No, non è una congiura, non si conoscono tra di loro.
Se il vostro manoscritto non vale nulla questa non è una buona ragione per farselo pubblicare a pagamento.
Il fatto che pubblichiate un libro a pagamento equivale a far sapere al mondo, come se ci fosse scritto in copertina
in corpo 36, che il vostro manoscritto è stato rifiutato da 5000 case editrici.
No, ai vostri figli, amici e colleghi, il vostro thriller fantapolitico ambientato ad Atlantide non interessa, checché
ne dicano sotto tortura.
Prima di consegnare il capolavoro passate almeno una volta il correttore ortografico di Word. Scoprirete che lui
sa cose che voi nemmeno sospettavate di non sapere.
Evitate le immagini all’interno del testo. Non daranno mordente alla trama, checché voi ne pensiate. Vi faranno
solo sembrare deficienti e dio solo sa se ne avete bisogno.
In italiano ci sono gli accenti gravi e quelli acuti. Se non sapete la differenza questa è una buona ragione per
lasciar perdere. Ora.
Se non sapete suonare non vi verrà in mente di fare i musicisti. Perché se non sapete scrivere vi viene in mente di
fare gli scrittori? Io non so giocare a pallone e non pretendo che l’AS Roma mi faccia un provino, né pago una società per fare il calciatore a pagamento. È una metafora, sì.
Per diventare un buon musicista è essenziale ascoltare molta e buona musica. Per diventare non dico uno scrittore, ma
quantomeno non far morire d’infarto vostra madre dalle risate, dovreste ogni tanto leggere qualche libro. Sono quelli rettangolari, con la copertina rigida.
Che cosa vi hanno fatto di male tutti quegli alberi?
Quando aprite le virgolette all’interno delle virgolette doppie mettete le virgolette singole. Evitate di aprire le
virgolette all’interno delle virgolette singole, a meno che non stiate cercando di riprodurre un quadro di Escher.
Se non suona come italiano non è italiano.
Un conto è quello che avete pensato di scrivere, un conto è quello che avete scritto. Sono due entità ontologicamente
distinte.
I vostri pensieri non si traducono automaticamente in caratteri tipografici appropriati per intercessione dello
Spirito Santo.
Non ogni parola che vi sta simpatica va in maiuscolo.
Si dicono tante cose nelle occasioni sociali che non necessariamente vanno prese alla lettera (è un soggetto
affascinante, dovresti scriverci un libro, hai una cravatta fantastica).
Non cercate di pre-impaginare il vostro libro. L’impaginatore vi odierà e acquisirà una misteriosa bambolina voodo con
le vostre fattezze.
Evitate in ogni dialogo di scrivere cose come “lui disse”, “lei disse”, “lui disse”. Si capisce che qualcuno sta
dicendo qualcosa, ci sono le virgolette apposta.
Non cercate di utilizzare parole ricercate se avete un livello di alfabetizzazione approssimativo. Potreste avere
delle brutte sorprese.
Quel libroche avete che si chiama “Dizionario” non è unromanzofuturista e lo potete leggere anche un po’ alla volta.
Tutto quello che può essere levato va levato. Evitate cose come “lei prese il ferro da stiro per stirare”. Evitate
comunque di parlare dei vostri altri hobby mentre scrivete.
Usare “esso”, “essa”, “ella” non vi farà sembrare più colti di quanto non siate.
“Egli” non è veramente un pronome, lo insegnano solo alle elementari e nel mondo reale si trova solo nei
sussidiari.
Scrivere non è un’attività senza conseguenze. State introducendo infelicità nel mondo rendendo più difficile l’opera
di filantropi e missionari.
L’abuso di d eufoniche, che ve lo dicoadfare,
non vi renderà dotti eruditi del Trecento.
Se una parola in un determinato contesto non ha senso metterla, tra virgolette non la renderà dotata di senso.
I segni di interpunzione punto, virgola e punto e virgola non sono reciprocamente intercambiabili.
Non utilizzate frasi fatte se non volete sembrare affetti da moderato ritardo mentale (lo vedrebbe anche un cieco! lo
sapevano anche i muri!).
Se proprio dovete usare frasi fatte, almeno, non cambiatele a vostro piacimento. Non si può fare, sono marchio
registrato del senso comune (lo vedrebbe anche un non vedente! lo sapevano anche le mura portanti! tanto va la gatta al bacon che ci lascia la zampetta!).
Rileggete. Se voi non avete voglia di rileggere quello che scrivete perché dovrei averne voglia io?
Il consiglio finale che vi posso dare è di chiedervi perché volete scrivere un libro. È vero che vanità,
vanità, tutto è vanità ma siete sicuri che la vostra vanità dopo averlo fatto stampare ne risulterà rinfrancata?
Se avete problemi di autostima andate dall’analista, non scrivete un libro.